REPATRIATION: di cosa si tratta e perché non è una fuga dalla nuvola?

06 luglio 2023
REPATRIATION: di cosa si tratta e perché non è una fuga dalla nuvola?

Si fa presto a dire cloud, a parlare di scalabilità, ma siamo davvero sicuri che siano sempre le risposte più adatte? Non sempre. In questo contesto è utile fare il punto su un fenomeno globale.

La Repatriation.

La Repatriation, infatti, dovrebbe essere collocata all’interno di una strategia di “diversificazione” da collegare da una parte al multicloud, e dall’altra alla necessità di gestire in modo differenziato software e architetture digitali sensibili.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una decisiva accelerazione nell’adozione del Cloud, se il primo approccio al cloud è stato condizionato da fattori di curiosità, sperimentazione e opportunità in un determinato periodo storico, quando si entra nell’ottica del medio termine, emergono vari fattori che portano a rivedere alcune scelte iniziali, capitalizzando l’esperienza maturata per trovare soluzioni più efficienti e funzionali ai propri bisogni.

In questo contesto si fa spazio la Repatriation, in questi mesi, per la prima volta, gli analisti del settore IT hanno iniziato ad intravedere un primo vero rallentamento nell’adozione del Cloud verso soluzioni “on premise”.

Sono infatti numerose le aziende che stanno spostando le proprie infrastrutture verso piattaforme private o comunque differenti da quelle offerte dai grandi player internazionali.

Perché tornare?

La prima esigenza di un ritorno dalla nuvola è legata all’ottimizzazione dei costi, nel corso degli ultimi anni le tariffe proposte dai principali vendor internazionali di servizi cloud hanno segnato graduali aumenti, connessi soprattutto alle sempre maggiori quantità di dati che devono essere gestiti.

Accanto all’aumento dei dati, anche la necessità di proteggersi da attacchi sempre più mirati ha comportato l’adozione di servizi di sempre maggiore qualità e costo.

Un’altra esigenza è legata invece al mantenere il controllo diretto dei propri dati e delle relative infrastrutture per garantire una maggiore sicurezza. Questo può essere particolarmente importante per settori che gestiscono dati sensibili o soggetti a normative stringenti sulla privacy e sicurezza. Il controllo dei dati potrebbe inoltre consentire una migliore compliance a normative di settori particolari che potrebbero richiedere una maggiore governance del dato.

Altre esigenze possono derivare dalla necessità di avere un sempre maggiore controllo e personalizzazione delle infrastrutture o dalla volontà di rendersi sempre più indipendenti dai vincoli di un singolo provider di servizi cloud.

La Repatriation non è però da considerarsi come una fuga dalla nuvola: il cloud, infatti, si conferma il punto di riferimento per le infrastrutture digitali per scalabilità, flessibilità e resilienza.

Il trasferimento di applicazioni e dati verso datacenter privati deve essere, invece, considerato all’interno di una strategia di “diversificazione” che da una parte rientra all’interno del cosiddetto multicloud, e dall’altra permette alle imprese di gestire in maniera differenziata software e architetture digitali particolarmente sensibili.

La Repatriation è quindi un fenomeno complesso e diversificato che, per essere approcciato, ha bisogno di precisione, esperienza e cautela.

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