Connect the unconnected: abilitare l’innovazione attraverso il dialogo.

12 ottobre 2021
Connect the unconnected: abilitare l’innovazione attraverso il dialogo.
di Andrea Colmegna, Head of IoT & Blockchain

Qualcuno ha detto che è impossibile non comunicare.

Vale per le persone sì, ma per le macchine invece? Forse anche per loro.

La certezza che in un dialogo si troveranno informazioni affidabili ed attendibili e che la nostra conoscenza del mondo che ci circonda sarà positivamente arricchita, è alla base di una comunicazione sana ed equilibrata in cui le parti escono migliori, questo vale a maggior ragione nel business quando sull’affidabilità del dialogo e delle relazioni bisogna costruire per prendere le nostre importanti decisioni.

Tra le macchine, poter dialogare significa trovare una lingua, una modalità affidabile per far parlare gli oggetti e i sensori che costituisca una base comune per la relazione.

Una lingua che faciliti una comunicazione non solo unilaterale, da macchina ad azienda, ma bilaterale, anche da azienda a macchina, per far sì che quest’ultima possa non solo fornire dettagli sull’operatività in cui è coinvolta ma anche accogliere indicazioni digitali su come agire e migliorare.

La possibilità di favorire la comunicazione degli oggetti è il presupposto fondamentale se vogliamo conoscere quello che sta accadendo veramente nel funzionamento ordinario dei nostri processi, delle nostre macchine, delle operazioni di vendita. Avere un quadro di riferimento aggiornato, una baseline, una descrizione data-driven dello stato attuale, permette di valutare per differenza i benefici che una nuova idea di business potrebbe introdurre rispetto alla situazione attuale, beneficio altrimenti difficilmente apprezzabile.

Per essere affidabile e puntale, ogni valutazione dei costi e benefici di una nuova idea di business sempre più dovrà essere ancorata a dati oggettivi che provengono dal campo, entrando nel merito della realtà aziendale. Informazioni che dovranno essere raccolte il più vicino possibile alla fonte e essere integre, affidabili, incontestabili.

Occorre a volte superare alcune barriere nate dalla presenza di oggetti datati che non sono stati progettati per relazionarsi digitalmente, supportare il monitoraggio e l’accessibilità da remoto.

Connettere le macchine ed abilitare la raccolta di informazioni affidabili è il prerequisito fondamentale che apre le possibilità di innovazione necessarie al futuro delle fabbriche smart.

Connettere le macchine significa abilitare l’innovazione perché pone le basi affinché gli utenti di business possano verificare le proprie ipotesi e i nuovi concept.

I macchinari di una fabbrica hanno infatti grandi potenzialità di descrivere in dettaglio, istante per istante, cosa avviene al loro interno, di raccogliere dati su eventi, fotografie dello stato ad un dato momento, diagnostica, allarmi: se connessi, i loro sensori potrebbero avvisarci di un eventuale malfunzionamento, anticiparlo ed evitarlo.

Gli scenari di business che si possono abilitare sarebbero quindi potenzialmente infiniti: pensiamo anche alla possibilità di realizzare il testing di nuove idee di business attraverso simulazioni. Si potrebbe facilitare di molto la valutazione di impatto ad esempio nell’aprire una nuova linea di produzione o nel suddividere l’attuale produzione su due impianti anziché uno.

In ambiti verticali come aeroporti, laboratori, fabbriche sarebbe possibile individuare in anticipo eventuali malfunzionamenti.

Connect the unconnected è il prerequisito per abilitare la fabbrica del futuro, per farlo è necessario avere le competenze specifiche, un approccio multidisciplinare e consulenziale che solo i migliori partner tecnologici possono offrire.

Ambiti per cui Npo Sistemi, partner per soluzioni di Digital Transformation, garantisce un approccio consulenziale ed end-to-end per valorizzare IoT, industria 4.0, servitization e Blockchain con soluzioni su misura che sappiano interpretare al meglio le necessità del Cliente e rispondervi attraverso le soluzioni migliori presenti sul mercato.

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