IL PARERE DELL’ESPERTO_ Scripta manent, verba “non” volant: la comunicazione inclusiva

20 giugno 2024
IL PARERE DELL’ESPERTO_ Scripta manent, verba “non” volant: la comunicazione inclusiva

Di Raffaella Rizzardi

Un po' per professione, un po' per interesse personale, che nel mio caso fortunatamente sono molto allineati, ho sempre ritenuto che la comunicazione avesse un ruolo cruciale a livello interpersonale.

Comunicazione ad ogni suo livello, verbale, scritto, e metacomunicativo (movimenti del corpo, gesti, stati di tensione, toni di voce, espressioni), che è poi il livello che qualifica la comunicazione stessa (sta dicendo il vero o no?).

Per questo motivo non ho mai apprezzato il famoso detto “Scripta manent, Verba volant”. Troppo facile! Tutto manent. Ecco perché è importante prestare la giusta attenzione a quello che comunichiamo nei vari livelli di comunicazione.

Il ruolo della comunicazione nelle relazioni interpersonali è stato ampiamente studiato. Già nel secolo scorso, studiosi della comunicazione come Gregory Bateson ne hanno studiato ed evidenziato l’impatto anche a livello psichiatrico.

È per questo motivo che ho trovato davvero affascinante e molto interessante il focus sulla comunicazione, posto dall’approccio CNV, Comunicazione non violenta o anche comunicazione empatica di Marshall Rosenberg.

L’approccio di Rosenberg si applica ad ogni tipo di relazione che prevede la comunicazione, quindi anche nella comunicazione istituzionale di un’azienda verso i suoi stakeholders, e all’interno.

Questo si basa in particolare sull’importanza dell’empatia nelle relazioni umane, e sul ruolo cruciale del linguaggio e del modo in cui usiamo le parole per rimanere collegati empaticamente.

Questo approccio alla comunicazione, alla parola e all’ascolto, si racconta attraverso abilità di linguaggio e di comunicazione che rafforzano la nostra capacità di rimanere umani, anche in condizioni difficili.  Come abbiamo visto, e lo stesso autore lo segnala, non contiene nulla di nuovo, integra aspetti noti da secoli, ma lo fa, a mio avviso, molto bene!

In particolare, trovo molto efficace la concezione di comunicazione empatica come comunicazione non giudicante.

Oggi, infatti, molti modelli culturali sono imperniati di confronto e giudizio, oltre che di effimero. Viviamo in un mondo di giudizi in cui le parole classificano e creano dicotomie tra le persone e le loro azioni.

Cosa fare quindi? O meglio, cosa dire?

Ci vuole esercizio, esercizio, ed esercizio, perché le nostre parole poi possono diventare risposte coscienti, basate su ciò che effettivamente percepiamo, sentiamo e vogliamo, per esprimere noi stessi con onestà e chiarezza.

Quando si fa chiarezza su questo, quando saremo in grado di esprimere quello di cui abbiamo bisogno, anziché emettere diagnosi o giudizi, potremo abilitare davvero l’empatia.

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