The Great Resignation: l’opportunità per le aziende oggi

06 maggio 2022
The Great Resignation: l’opportunità per le aziende oggi

The Great Resignation. Le Grandi Dimissioni, ovvero il fenomeno che fa riferimento al significativo aumento delle dimissioni nel mondo.

I dati diffusi da uno studio McKinsey rivelano che il 40% dei lavoratori nel mondo è intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi mesi, in Italia, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fra aprile e giugno 2021 quasi mezzo milione di persone ha dato le dimissioni.

Ma come spesso accade con i fenomeni che hanno la maiuscola avanti, per comprenderli e analizzarne davvero le cause servono le dovute precauzioni e, come davanti a qualsiasi momento di cambiamento, serve inoltre guardare anche le opportunità che si generano.

Di questo parla Stefano Lombardi, Marketing Director di Npo Sistemi, nella rubrica “Il Volto di Npo Sistemi”.

Cosa fare davanti a un fenomeno come questo?

Prima di tutto occorre fare una distinzione. Quella tra dimissioni che rientrano nel termine The Great Resignation, spesso senza un’occupazione alternativa, fatte da giovani che scelgono uno stile basato sul presente, da quelle “fisiologiche”, per obiettivi di crescita professionale insomma.

Perché in alcuni mercati, come quello dell’IT, c’è molto fermento, c’è una mobilità consistente che non rientra però nel fenomeno della Great Resignation. La tecnologia negli ultimi due anni è diventata davvero la protagonista del Cambiamento, c’è quindi molta richiesta di figure professionali collegate. Ecco perché le aziende IT, e reparti IT delle aziende, sono quelli più impattati.

Cosa fare quindi? In entrambi i casi realizzare strategie che mettano davvero le persone al centro. E non stiamo parlando di applicare il remote working al 100%, bensì di iniziative che valorizzino ogni persona in azienda.

Oggi le aziende che hanno già avviato da tempo un programma di valorizzazione delle risorse hanno un vantaggio competitivo.

Quali sono quindi le iniziative concrete per abilitare questo cambio culturale?

La prima è quella di promuovere un ascolto attivo, come quello che abbiamo fatto nel nostro Gruppo. L’obiettivo era esserci, tendere l’orecchio alle necessità delle persone e dare la possibilità di un canale di reciprocità diretto.

Nello specifico abbiamo scelto di affidarci a un brand molto conosciuto per avviare un percorso continuativo di survey in cui si chiede alle persone di rispondere proprio sul clima aziendale e lavorativo, sulle relazioni con i propri colleghi, sui cambiamenti che avrebbero voluto attuare, e quello che in concreto poteva esser fatto per migliorare le cose e queste relazioni.

I risultati sono analizzati in più tavoli aperti per far emergere le priorità d’azione.

Tra i temi più importanti c’è proprio l’inclusione, la possibilità cioè di rendere ogni dipendente protagonista della realtà aziendale di cui fa parte e di vedere valorizzato il proprio contributo.

Una delle iniziative emerse da questo ascolto attivo è il Premio Thank You, un premio molto semplice, in cui ogni persona ha la possibilità di votare e nominare uno o più colleghi per i loro contributi associando il ringraziamento ad uno dei valori aziendali. Oltre ad eleggere ogni quadrimestre un vincitore per categoria, il principale risultato è la capacità delle persone di riconoscere, attraverso le motivazioni inviate, il valore di colleghi di dipartimenti diversi dal proprio, stimolando reciprocità.

Un altro esempio sono le Town Hall, momenti cadenzati di condivisione delle novità in azienda. Nel nostro caso è un meeting online della durata di 45 minuti in cui il General Manager, e alcuni Direttori, parlano a tutta l’azienda favorendo un senso di appartenenza. In ogni Town Hall, inoltre, è presente un’ampia serie di domande e risposte in cui ogni persona può contribuire. 

Credo siano esempi semplici e concreti per attivare un cambio culturale, per avvicinare la valorizzazione delle persone e la loro inclusione in azienda.

Insomma, un percorso che ha anche bisogno di tempo per essere pensato e avviato, i risultati non sono immediati, ma, per riprendere una massima di Jodorowsky: "Il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti sposta da dove sei".

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